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L'orso sulle mappe dei monti Ernici

La presenza nel corso dei secoli dell’Ursus arctos marsicanus sui monti Ernici è testimoniata da diversi toponimi riferibili al grande plantigrado. Se ne trovano ben quattro, tre dei quali nel versante laziale. Partendo dall’unico luogo situato in territorio abruzzese, precisamente a Morino (AQ) nella Valle Roveto, parliamo del “Vado dell’Orso”, a poche centinaia di metri dalla cresta di confine con il Lazio. Già dal nome si evince che si tratti di un valico, precisamente del passaggio che mette in comunicazione la zona di Rendinara (Morino – AQ) e del Vallone del Rio con la “laziale” Valle dell’Inferno, caratterizzata dalla presenza del rifugio di Pietra Acquara (Vico nel Lazio – FR). Una delle valli laterali sulla sinistra idrografica, scendendo dalla Valle suddetta verso le sorgenti di Capo Fiume, è denominata “Valle dell’Orso”. Tale Valle è intersecata da due sentieri, uno segnato dal CAI, precisamente il n. 612, e uno più in basso percorso solamente dai locali frequentatori della montagna, difficile da individuare. Si tratta del sentiero che passa nelle vicinanze dei cd. Dolmen di Capo Fiume, imponenti strutture di roccia che hanno acceso molti dibattiti circa la loro origine. Gli altri due toponimi si trovano nel territorio del comune di Veroli (FR): si tratta della famosa “Grotta dell’Orso” (nella foto l’ingresso) sul versante sud-est del monte Fragara (2005 m.), incombente su Prato di Campoli, e dell’Eremo di S. Maria in Rivo Ursario, risalente al 1144. Quest’ultimo è sicuramente il toponimo meno conosciuto in quanto non riportato sulle mappe ma solamente nelle pubblicazioni storiche relative alla “Via degli eremiti”, della quale parleremo in un altro articolo. “Rivo Ursario” era il nome con il quale veniva chiamato nel Medioevo l’attuale Fosso delle Pratelle. I quattro toponimi trattati possono essere associati tra loro a due a due per individuare come probabili “corridoi” per l’orso quello in zona delle Pratelle e l’altro a cavallo tra Rendinara e la Valle dell’Inferno. Ultima curiosità è data dal fatto che i toponimi riferiti al Lupo sono invece solamente due: la “Cacata del Lupo” nei pressi di Prato di Campoli e il “Colle dei Lupi” alle pendici del monte Pedicino.

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