CAPRIOLO Capreolus capreolus, (Linnaeus, 1758)

 

Descrizione

Il capriolo è un ungulato appartenente alla famiglia dei cervidi che comprende ruminanti di diversa taglia (in Italia oltre al capriolo è presente il Cervo ed il Daino). Come molti cervidi è caratterizzato da dimorfismo sessuale (netta differenza tra maschi e femmine), espresso principalmente con la presenza nei maschi di un palco caduco a tre punte che viene perso durante l’autunno. I maschi sono poi in genere più massicci ed il colore della maschera facciale è più variopinto. Il mantello estivo è bruno-rossastro mentre quello invernale è grigio-bruno con porzioni chiare nelle zone ventrali e perianali (chiamato specchio anale). Alla nascita i piccoli presentano il tipico manto rosso-bruno con macchie bianche. In media hanno una lunghezza di 110-130cm, hanno un’altezza al garrese di 75-80 cm ed un peso che va dai 10 ai 30 kg. La femmina risulta leggermente più piccola dei maschi. È presente sia in pianura che nei boschi di montagna prediligendo soprattutto gli ambienti di transizione (ecotonali). La dieta è abbastanza varia ma in genere composta da vegetali facilmente digeribili ed energetici ed a basso contenuto di fibra grezza.

È un animale tendenzialmente solitario e territoriale anche se in inverno si possono formare gruppi sociali costituiti da femmine con piccoli e qualche maschio adulto. La stagione riproduttiva va da metà luglio a metà agosto e consiste in una serie di inseguimenti della femmina da parte del maschio. I piccoli (solitamente uno o due, più raramente tre) nascono tra la tarda primavera ed inizio estate dell’anno successivo.

Come mai un animale così piccolo ha una gestazione così lunga? Nonostante l'accoppiamento avvenga in piena estate, l'embrione non inizia a svilupparsi subito ma va incontro ad un periodo di quiescenza, largamente diffuso nel regno animale, noto come “diapausa embrionale”. Nel capriolo, gli ovuli fecondati vanno incontro ad un periodo di stasi di circa 5 mesi e solo al termine di questa prima fase inizia la gestazione vera e propria, che si protrae fino a primavera. Da un animale di dimensioni ridotte ci si aspetterebbe una gravidanza molto più breve, ma se fosse così, i piccoli nascerebbero [1] nel bel mezzo dell'inverno e con poche risorse trofiche a disposizione. Eccone dunque spiegato il significato evolutivo. Grazie a questo fenomeno le nascite avvengono durante la stagione favorevole (circa metà maggio), garantendo così maggiori risorse trofiche e di conseguenza un maggior successo riproduttivo. Nelle prime settimane di vita i giovani caprioli non seguono la madre e passano molto tempo da soli, accovacciati in zone nascoste come erba alta e cespugli. Non hanno odore e per questo difficilmente vengono scoperti dai predatori. Durante le escursioni può capitare di imbattersi nei piccoli. Come dobbiamo comportarci? È essenziale evitare di avvicinarsi e soprattutto toccarli. Perché? L'odore dell'uomo ne causerebbe l'abbandono da parte della madre e i piccoli verrebbero condannati ad essere allevati in centri di recupero o, nella peggiore delle ipotesi, a morire di fame.

Distribuzione in Italia

Alla fine della Seconda guerra mondiale era presente in Italia con poche popolazioni isolate tra di loro e concentrate principalmente sull’arco alpino orientale e nella Maremma (Spagnesi et al 2002) mentre nel Lazio era presente solamente ai confini con la Toscana e con le Marche. In altre località era invece presente in maniera puntiforme, come a Castelporziano ed in alcune aziende faunistiche (Boitani et al. 2003). A partire degli anni ’70 si è verificata una inversione di tendenza grazie soprattutto ad interventi mirati di reintroduzione della specie e all’applicazione di norme che ne hanno regolamentato o vietato la caccia. La specie è passata da circa 50.000 esemplari censiti alla fine degli anni ’60, ai 120.000 del 1979 fino ai circa 400.000 del 2001 (Boitani et al. 2003).  Oggi il capriolo è diffuso in modo continuo dalle Alpi fino al Lazio e all’Abruzzo ed è presente in modo più discontinuo al sud.

Dove è stato filmato sui monti Ernici?

La presenza del capriolo sugli Ernici è frutto delle reintroduzioni fatte all’interno del Parco regionale dei Monti Simbruini durante gli anni ’70. Una presenza che secondo i dati analizzati nel presente studio non risulta omogenea, ma concentrata in determinate aree degli ernici. I caprioli sono stati infatti filmati in quattro punti selezionati all’interno del settore 1, 4 nel settore 2 ed un solo punto all’interno del settore 3 (Fig. 1). Anche i filmati non sono stati realizzati in maniera omogenea durante l’anno ma hanno mostrato un picco durante il periodo primaverile. Il 60% dei video totali di capriolo è stato infatti registrato nei mesi di marzo, aprile e maggio 2016.

In totale sono stati realizzate 16 filmati di cui più del 60% ottenuti all’interno del settore 1 e sono stati registrati ad una quota media di 1091 metri (± 144.65 IF 95%). Attraverso l’analisi dei filmati si è potuto accertare che 4 filmati riguardavano individui di sesso maschile, 6 video riguardavano individui di sesso femminile mentre nei restanti filmati non siamo riusciti a stabilire con precisione il sesso a causa della bassa qualità dei filmati ottenuti.

 

Figura 1 In giallo i punti in cui sono state posizionate le fototrappole ed in rosso rosso i punti in cui sono stati realizzati filmati di Capriolo all’interno dei tre settori utilizzati per il Progetto Ernicafauna (01/06/2015-31/07/2016).

 

 

Bibliografia

Boitani Luigi, Lovari Sandro e Vigna Taglianti Augusto (2003). Fauna d’Italia, Mammalia III.

 

Capizzi, D., Mortelliti, A., Amori, G., Colangelo, P., Rondinini, C., (a cura di), 2012 -I mammiferi del Lazio. Distribuzione, ecologia e conservazione. Edizioni ARP, Roma.

 

Spagnesi M.,A. M. De Marinis (a cura di), 2002 – Mammiferi d’Italia. Quad. Cons. Natura, 14, Min.

 

Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.

 

 

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